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Agustina - NOWHERE NOW HERE

AGUSTINA (Argentina, Rosario)

Una parentesi per sempre aperta

Agustina, 28 anni, argentina, in Italia da 9. Il progetto era di trascorrervi solo qualche anno per racimolare denaro. La nascita di un figlio malato la costringe a rimanere per le cure che nel suo paese non potrebbe permettersi.

Agustina e il suo ragazzo erano partiti da Rosario con un piano preciso: lavorare duro per tre anni, risparmiare ogni singolo euro e tornare in Argentina per comprare una casa più grande, dove andare a vivere con i genitori. Erano giovani, forti e innamorati. L’Italia, per loro, doveva essere solo una parentesi, un sacrificio temporaneo per realizzare il loro progetto.

Si stabilirono in una cittadina della provincia piemontese. Mateo trovò subito lavoro come muratore; Agustina faceva le pulizie a tempo pieno in nero, sei giorni su sette. I primi due anni furono scanditi dalle videochiamate piene di entusiasmo: “Ci vediamo presto, mamma”.

Poi la notizia della gravidanza. La gioia fu immensa, mancava poco al ritorno e sarebbero rientrati con il gruzzolo accumulato e il loro bebé. La nascita delineò un orizzonte diverso: il bimbo non stava bene e ci vollero mesi per capire che si trattava di una rara patologia genetica che richiedeva cure importanti.

In quel momento, il progetto si sgretolò. Tornare in Argentina significava condannare il piccolo. Là, le cure di cui aveva bisogno erano un privilegio per pochi, inaccessibili per due ragazzi partiti dal nulla. L’Italia, con il suo sistema sanitario, era l’unica speranza di vita per loro figlio.

Sono passati sei anni. Agustina non è più tornata a Rosario. Non ha ancora potuto riabbracciare sua madre. Oggi vive ancora nel piccolo appartamento che con Mateo pensava temporaneo. Per prendersi cura di suo figlio non può più lavorare. “Cerco seggiolino per auto. Scambio con vassoio di empanadas”. I gruppi Facebook di scambio e dono sono la sua rete di sopravvivenza.

AGUSTINA in NOWHERE, NOW HERE

Nel suo approdo in Italia, Agustina viveva nel “Nowhere”: l’Argentina era un ricordo lontano e l’Italia solo una terra di transito, un luogo dove lei non “era” davvero, perché la sua mente era proiettata al ritorno. Con la nascita del figlio malato, quel “non luogo” è diventato “Now here” (Ora qui). Lo spazio tra le lettere è la diagnosi del bambino: un evento che ha ridefinito le coordinate della sua esistenza e confuso i confini della sua geografia interiore. Agustina non è più “da nessuna parte”, è forzatamente e radicalmente qui.

Nella sua sofferenza, Agustina non può essere “diversa”: è una madre che si prende cura del figlio, il suo dolore e la sua speranza occupano uno spazio emotivo che è identico al nostro. La cartografia si annulla, non può esserci distanza, siamo tutti uguali di fronte a un destino ingiusto.